Una gestione sostenibile dei rifiuti per accrescere produttività e occupazione

2013-12_editorialeNonostante il conclamato impegno a favore di un’Europa più efficiente sotto il profilo delle risorse, secondo la Commissione vari Stati membri procedono assai lentamente nella gestione dei rifiuti e nell’applicazione della legislazione in materia e sono ancora numerosi quelli che ricorrono troppo allo smaltimento nelle discariche, anche se mediamente in tutta l’UE sono stati raggiunti significativi progressi.
L’allarme lanciato dall’Esecutivo comunitario evidenzia che l’interramento dei rifiuti comporta un ingente spreco di materiali di grande valore e un’occasione mancata per creare nuovi posti di lavoro, far crescere l’ economia della Comunità, ridurre gli impatti dei rifiuti sulla salute umana e contenere la pressione sulle risorse naturali. Basti pensare che ogni anno ciascun cittadino europeo produce oltre 500 chili di rifiuti urbani, di cui un terzo finisce direttamente in discarica. Mentre alcuni Stati membri gestiscono in maniera produttiva queste risorse ricorrendo al riciclaggio o al compostaggio di circa il 60% dei rifiuti urbani, altri Stati membri, tra cui l’Italia, non sono purtroppo altrettanto virtuosi. Al proposito, all’incirca un anno fa, nell’agosto 2012, la Commissione aveva già lanciato un analogo allarme, presentando un quadro comparativo dei risultati degli Stati membri nella gestione dei rifiuti urbani. In esso le sfide maggiori erano rappresentate da un eccessivo ricorso allo smaltimento in discarica (fino al 95%), da tassi di riciclaggio bassi (inferiori al 20%), dovuti a regimi di raccolta differenziata lacunosi e alla mancanza di infrastrutture, nonché da incentivi alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio insufficienti.
Gli Stati membri più virtuosi in questi ambiti, ossia l’Austria, il Belgio, la Danimarca, la Germania, i Paesi Bassi e la Svezia, mostravano di disporre di solidi regimi di raccolta dei rifiuti, smaltendo in discarica meno del 5% dei rifiuti e sfruttando appieno le potenzialità degli strumenti economici per incentivare una gestione dei rifiuti efficiente. Tuttavia, secondo la Commissione, anche in questi Stati permangono ancora elevati margini di miglioramento, perché gli alti tassi di incenerimento rischiano di ostacolare lo sviluppo di alternative migliori nella gestione dei rifiuti, come il riutilizzo e il riciclaggio.
La direttiva quadro sui rifiuti stabilisce, infatti, una gerarchia dei rifiuti dando priorità alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio rispetto all’incenerimento con recupero energetico e ricorrendo allo smaltimento in discarica o all’incenerimento senza recupero energetico solo in ultima istanza. Applicandola compiutamente, si potrebbero risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, incrementando di 42 miliardi di euro il fatturato annuo del settore che gestisce i rifiuti e del settore del riciclaggio e creando oltre 400 000 posti di lavoro entro il 2020.
Per raggiungere questi obiettivi la Commissione ha da tempo invitato gli Stati membri a definire delle tabelle di marcia, evidenziando la necessità di usare strumenti economici per migliorare la gestione dei rifiuti urbani, ad esempio con tasse e divieti relativi allo smaltimento in discarica e all’incenerimento, sistemi di responsabilità del produttore e incentivi per la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti (ad es. sistemi che adottano il principio del “paghi quanto butti”). Al proposito i piani nazionali di gestione dei rifiuti e i programmi per la prevenzione dei rifiuti, che gli Stati membri devono portare a termine e trasmettere alla Commissione entro dicembre 2013, saranno oggetto di analisi approfondite ed è già stato individuato un processo di riesame che riguarderà gli obiettivi giuridicamente vincolanti da raggiungere entro la fine del 2014 e previsti dalla legislazione sui rifiuti dell’UE. Il riesame si potrà tradurre in proposte volte al consolidamento degli obiettivi già stabiliti al fine di migliorare l’efficienza delle risorse.

Pierangelo Andreini

Dicembre 2013