Oltre la crisi – vizi e virtù per superare lo scoglio. Da “Corrispondenza Verde” alla Soft Economy

View of Morro do Papagaio at Belo Horizonte, Minas Gerais, Brazil24 lustri sono un periodo di tempo lungo, tanto che c’è chi dice che nel secolo scorso il progresso del sapere è stato pari a tutto il precedente e che quello attuale sarà poca cosa rispetto a ciò che prospettano i prossimi decenni. Ma i comportamenti sono più lunghi a modificarsi, i più radicati appaiono come delle costanti e i riscontri si trovano ovunque, disseminati nel tempo.
Ne ho visti numerosi sfogliando la collezione del triennio 1892-93-94 di “Corrispondenza Verde”, bisettimanale romano di attualità e commento politico ed economico – unico foglio di formato 50×70 cm. -alla ricerca di radici dell’ecologismo, ben sapendo che non ne avrei trovate.
Allora il riflesso sociale della politica, dell’economia e della finanza tendeva al rosso, piuttosto che al verde. E altrettanto si può dire per l’ecologia della cultura, nel senso lato e precursore del termine, ma era assente quella delle produzioni.
Nelle note in calce riporto alcune delle tante citazioni che si possono trarre da questo vecchio periodico stampato su carta verde.
Ritraggono una situazione la cui attualità non sorprende, perché censurano fatti e comportamenti, sconsiderati, della politica e della finanza dell’epoca, che il Paese non ha saputo correggere. Anzi, le continue recidive sono alla base dell’odierno, drammatico confronto dell’Italia con i propri limiti, senza che la lezione sia stata ben compresa, in primis quella della sobrietà dei consumi. Una necessità allora come oggi, ma per ragioni differenti.
Tuttavia, adesso la situazione è ben diversa da quella del passato. Ora la crisi è generale, non solo finanziaria, ma anche ambientale, economica, istituzionale e sociale. E quest’ultima ha a che fare più con la disuguaglianza che con la poca crescita. Di fatto, il disagio sociale sta di nuovo aumentando, non per l’attuale congiuntura; è un processo in atto da tempo.
Lo dimostrano i dati. Nel periodo 1985-2007, pertanto fino alla vigila della crisi, il livello di disuguaglianza era già diffusamente cresciuto. L’indice Gini, che è una misura sintetica di distribuzione del reddito – varia da zero, se tutti sono allo stesso livello, a uno, se una sola persona percepisce la totalità del reddito, mentre tutti gli altri hanno un reddito nullo – è salito da 0,290 (0,305) a 0,316 (0,337), media dei paesi Ocse (tra parentesi l’indice per l’Italia), ossia circa del 10% nel periodo. Il fenomeno è mascherato, in quanto nel frattempo il reddito Ocse si è incrementato del 1.7% annuo (0,8 in Italia), ma è aumentato anche il costo della vita.
Perciò, senza correttivi, il progresso economico genera disuguaglianza. Una contraddizione solo apparente, pensando agli effetti di quello tecnologico e cognitivo. Perché il primo crea indubbiamente nuove opportunità di crescita e arricchimento, ma rende obsolete mansioni e professioni, sostituisce macchine e uomini, facilita la frammentazione geografica della produzione ed espelle dal mercato o riduce il profitto di intere categorie di operatori. E, analogamente, il secondo rischia di accrescere le disparità nel fruire dei benefici del primo.
Dunque, l’Italia continua a sbagliare, ora, come nel 1893, quando secondo i criteri del Governo affermava esservi la “dolorosa necessità di inchinarsi dal momento che la difesa nazionale richiede sacrifizi per sostenere i quali è giocoforza lesinare mezzi attribuiti alla pubblica istruzione”. Così, la percentuale degli italiani iscritti all’università permane notevolmente inferiore alla media OCSE. E con i tagli attuali a scuola e università l’Esecutivo persevera nell’errore, in quanto investire nel capitale umano è un fattore essenziale per contrastare la spinta verso la crescente disuguaglianza. L’investimento nell’istruzione è il modo più efficiente di allocare le risorse poiché genera esternalità positive, nella società in tutto il suo complesso, che travalicano le mere considerazioni di efficienza di cui il Paese ha pure bisogno.
In ogni modo, il nostro sistema economico, scarso di risorse materiali, non ha grandi alternative. Se vuole riprendere al più presto la via della crescita deve azionare con forza la leva della ricerca e della formazione, e non mettere a digiuno forzato il comparto della produzione culturale, che oltre tutto è un meta settore industriale a tutti gli effetti, tra i più grandi per fatturato.
La cultura, infatti, è il più efficace anticorpo per superare la crisi, se il progresso del sapere, che ne è ad un tempo in parte responsabile, viene correttamente sfruttato. Questo perché, come detto, è una crisi generale, non solo finanziaria, e pone la necessità di un salto adattativo del quale già sussistono i presupposti. Del resto, superato lo scoglio, l’economia globale potrà triplicare in 25 anni, sulla spinta dei paesi con economia in fase di transizione, segnatamente quelli del continente asiatico, e la base di risorse naturali del pianeta non potrà sostenere questa espansione, senza cambiamenti radicali dei modelli di produzione e consumo.
In ogni caso, quindi, si dovrà compiere un salto, traducendo in prassi e produzioni sostenibili e innovative, espressioni rivoluzionarie del pensiero e dell’azione. E ciò via via che esse saranno generate da quell’ intelletto collettivo, potentemente “vascolarizzato” da internet, alimentato dalla creatività e dai nuovi saperi sociali ed ecologici, che la rete diffonde sempre più capillarmente, unitamente ai progressi di scienza e tecnologia.
È un fenomeno già in atto, che sta modificando visibilmente l’organizzazione dei sistemi di produzione nella direzione di una crescente efficienza e qualità e che sta determinando una metamorfosi delle modalità del vivere. Ma non basta. Per incidere sui comportamenti più radicati e sulle iniquità che rappresentano il lascito negativo delle vecchie generazioni , c’è da sperare che il processo acceleri la maturazione di una diversa e più consapevole percezione dei valori, a partire dai soggetti più favoriti. In tal modo le nuove generazioni comprenderanno la necessità di estendere la difesa della qualità dell’ambiente a quella della qualità della vita, non solo propria ma di tutti. Questo mettendo in campo i valori della cultura nel suo pieno significato. Non solo scienza, tecnologia e innovazione, ma anche storia, arte, identità regionali, con cui tutelare i territori e coniugare coesione sociale e competitività.
A tal fine occorre una forte spinta di discontinuità tecnologica e culturale, motore della terza rivoluzione industriale, che inietti intelligenza nelle cose. Essa già mostra di avere la capacità di correggere le peggiori tendenze, riprogettando e ricostruendo mezzi e infrastrutture per muoversi, comunicare, produrre, abitare e consumare in modo più sostenibile: dalla smart mobility, alle smart grid, alla smart power generation, alle smart city.
È inevitabile che si parta da queste ultime. Oggi metà della popolazione mondiale è urbana e oltre tre quarti delle emissioni di gas climalteranti è prodotto nelle città. Dunque è lì ove occorre primariamente intervenire per cambiare le abitudini nei consumi, nella gestione dei rifiuti e negli spostamenti, trasformando progressivamente città e case in strutture intelligenti, capaci di sfruttare le fonti rinnovabili di energia e di autoregolare gli assorbimenti, realizzando ad un tempo un maggior confort e notevoli risparmi.
Ciò appare prioritario in Italia, un Paese che ha rinunciato al nucleare e che ha un consumo energetico per ora fermo a circa 180 Mtep (11% del pil), ma che riprenderà a crescere, per di più coperto dalle importazioni per oltre l’87%. Ma vi è una condizione imprescindibile. Occorre che il Governo adotti, finalmente, una strategia energetica, rigorosa e organica, raccordando coerentemente i vari piani che si sono sin qui susseguiti.
Comunque, nell’attesa che l’energia verde diventi un adeguato presidio di minore dipendenza dalle importazioni fossili e che, auspicabilmente, il suo sfruttamento avvenga altrettanto adeguatamente con tecnologie e componenti prodotti internamente, c’è una cosa da fare subito: privilegiare l’energia più a portata di mano, basata sulle conoscenze scientifiche e tecnologiche di cui la Nazione maggiormente dispone. Mi riferisco all’energia risparmiata, ovvero a quella che deriva dall’efficienza energetica e dal contenimento dei consumi, che è la fonte di maggior pregio e per lo sfruttamento della quale esiste in Italia un know-how avanzato che supera posizioni ideologiche, pur tra differenziati interessi economici.
Un maggiore impegno nel coltivare questo sapere consentirebbe di accelerare il processo di transizione e di affrontare con successo il cambiamento. Ciò perché darebbe anche nuovo slancio alle competenze manifatturiere italiane in un settore, quello dell’efficienza energetica civile, industriale e dei trasporti, nel quale il Paese è tra i leader nel Mondo. In ogni caso, porre questo sapere al centro dell’agenda politica, come strumento di innovazione, sostenibilità e cultura, non sarebbe solo una grande opportunità per competere, sarebbe anche fonte di maggior benessere, libertà ed eguaglianza.

Pierangelo Andreini

Maggio 2012

Note: citazioni tratte da “Corrispondenza Verde”

6 ottobre 1892 – Anno I – n° 41 –
L’annunciata operazione pel riordinamento delle pensioni consiste in un prestito redimibile che il governo contrarrà con la Cassa Depositi e Prestiti la quale s’incaricherà del pagamento di tutte le pensioni…
17 ottobre 1892 – Anno I – n° 44 –
A proposito del prestito che comincia a spuntare sul nostro orizzonte finanziario sarà bene ricordare che il debito dello Stato ha già superato la cifra di 14 miliardi, ai quali bisogna aggiungere … in tutto 30 miliardi e 670 milioni. Ripartendo il debito totale si trova che il debito medio è di 1.000 lire a testa. Sarebbe forse ora di fare punto. …
31 ottobre 1892 – Anno I – n° 48 –
La situazione economica dell’Italia è grave. Le finanze dello Stato sono profondamente dissestate: Ma il caso non è disperato. … A nostro avviso sarebbe facile risolverla proclamando pienamente e semplicemente l’autonomia del mercato monetario italiano. …
18 dicembre 1892 – Anno I – n° 61 –
A leggere i piagnistei che gli istituti di emissione fanno pubblicare per la stampa si direbbe che la legge la quale proroga il privilegio di emissione li metterà addirittura sulla paglia e costringerà i loro azionisti a chiedere l’elemosina. La stampa indipendente deve alzare la voce contro queste proteste interessate. …
5 gennaio 1893 – Anno II – n° 2 –
Cominciano a spargersi voci sinistre sui criteri che informeranno la riforma universitaria studiata dall’On.le Martini … in vista delle amputazioni che il Governo ha in mente di fare. Le piccole università sono minacciate e si tratta di sapere se sono condannate a una morte totale o parziale. … Si obietta, è vero, che a questa dolorosa necessità bisogna inchinarsi dal momento che la difesa nazionale richiede sacrifizi per sostenere i quali è giocoforza lesinare mezzi attribuiti alla pubblica istruzione. …
30 gennaio 1893 – Anno II – n° 9 –
L’onorevole Giolitti appartiene alla categoria degli uomini di stato che hanno sempre bisogno di salvare qualche cosa e, non potendo questa volta salvare le istituzioni, egli si è contentato di salvare il credito nazionale. …
2 febbraio 1893 – Anno II – n° 10 –
La domanda di autorizzazione a procedere contro il deputato Rocco de Zerbi non ha sorpreso nessuno. Se sorpresa c’è stata provenne solo dal fatto che la domanda colpiva un solo membro del Parlamento. …
27 luglio 1893 – Anno II – n° 56 –
Una delle cose che offre in Italia materia a lamenti quasi generali è la lunga durata delle procedure e, senza dubbio, è questa una delle scuse dell’insuccesso di gran parte dei processi. …
17 agosto 1893 – Anno II – n° 65 –
I provvedimenti presi per alleviare gli sconci della crisi economica e finanziaria sono il risultato di un falso apprezzamento della situazione. Il Governo fa mostra di considerare come transitori i mali cui intende provvedere e ricorre a semplici espedienti …
14 settembre 1893 – Anno II – n° 73 –
Dacché si è costituita la nostra unità nazionale non crediamo che l’Italia abbia passato un momento di sfiducia profondo come il presente. …
6 novembre 1893 – Anno II – n° 88 –
L’ora dei farisaici infingimenti è passata. Nessuno ora può negare la gravità del disagio che ci opprime: è un vero grido d’allarme e di dolore che si leva da una estremità all’altra della penisola. Siamo ridotti agli estremi. …
22 gennaio 1894 – Anno III – n° 6 –
Giovedì si riaprirà il Parlamento. Innanzi ai rappresentanti della nazione, prime questioni da risolversi saranno passate l’arresto dell’On.le De Felice e la domanda di autorizzazione a procedere contro di Lui. …
29 gennaio 1894 – Anno III – n° 8 –
“Il Popolo Romano ha riprodotto stamane un brano riferentesi alla politica italiana in Egitto. Non rivela cose nuove, ma ha il merito di contenere un’analisi abbastanza completa e fedele della titubanza della nostra diplomazia rispetto alle cose egiziane. …”
7 febbraio 1894 – Anno III – n° 11 –
Il conte Soderini ha scritto un opuscolo nell’intendimento tassativo di provare che a Roma si stava meglio venticinque anni or sono e col proposito suggestivo di dimostrare che basterebbe tornare allo status quo ante per vedere migliorate le condizioni della nostra economia. …
17 marzo 1894 – Anno III – n° 38 –
Il processo alla Banca Romana ha ormai preso la sua fisionomia, strana, pallida, misteriosa, enigmatica, sinistra. Se la forza delle cose non determinerà una deviazione dal piano che ognuno si è visibilmente prefisso e non viene a provocare uno di quelli scatti d’ira e di sincerità che gettano sprazzi di luce sui più impenetrabili misteri, la verità non sarà nota se non a quelli che la sapranno afferrare attraverso le reticenze degli uni e i travisamenti degli altri, perché nessuno la dice. …