Materie prime: passa dalla ricerca il piano della sostenibilità

2014-09_editorialeL’obiettivo Zero: zero emissioni, zero consumi, zero difetti e zero rischi,  preconizzato dal network ZERI (Zero  Emissions Research and Initiative) fondato nel 2001 da Gunter Paoli, prevede che da un’economia lineare, in cui si estraggono materie prime, si fabbricano prodotti, li si utilizzano e al termine della loro vita utile si gettano facendone carico all’ambiente, si passi gradualmente ad un’economia circolare.
Ovvero si passi a un’economia più efficiente che, adottando  con profitto i meccanismi di funzionamento e sopravvivenza della natura, non produca rifiuti e riutilizzi intelligentemente i propri.
Dunque un’economia dove gli scarti generati da un settore industriale diventino materie prime impiegabili da un altro settore, pertanto meno inquinante, più sicura e sostenibile.
Si può ben capire, quindi, come nello scenario attuale, caratterizzato da un’acuita concorrenza mondiale per l’accesso a risorse limitate, creare una simile economia circolare sia essenziale, non solo per la sostenibilità, ma anche per incrementare la produttività e competitività complessive dei sistemi industriali.
Di ciò ne è ben consapevole l’industria europea della quale le materie prime sono la linfa vitale, perché almeno 30 milioni di posti di lavoro in Europa dipendono dall’accesso alle materie prime.
Un accesso che è sempre più a rischio per via della crescita esponenziale della domanda di minerali e metalli non trasformati e dalle connesse ben note difficoltà economiche di approvvigionamento per  la scarsità, la volatilità dei prezzi e le distorsioni del corrispondente mercato.
Di qui la necessità dell’Europa di affrontare e vincere una serie di sfide lungo l’intera catena di valore delle materie prime – esplorazione, estrazione, trasformazione e raffinazione, riciclaggio e sostituzione – affinché  l’approvvigionamento regga all’usura del tempo e sia sostenibile.
A tal fine l’innovazione, sia essa legata all’estrazione, alla trasformazione, al riciclaggio o alla sostituzione dei materiali è la chiave di volta, non solo per garantire la crescita, ma anche per generare più occupazione. Occorre quindi  una ricerca a tutto campo, che va dall’approfondimento della  conoscenza delle proprietà dei materiali, dei processi produttivi,  allo scambio delle migliori pratiche, alla revisione del quadro normativo, regolamentare e tecnico, all’aggiornamento delle modalità autorizzative, al dialogo politico.
Su questa complessa tematica la Commissione europea, tramite il gruppo direttivo di alto livello del partenariato europeo per l’innovazione (PEI) sulle materie prime, ha presentato  un piano strategico di attuazione (SIP) che descrive gli interventi da realizzare per garantire un approvvigionamento sostenibile di materie prime per l’economia europea e per fare dell’Europa un leader mondiale in materia di esplorazione, estrazione, trasformazione, riciclaggio e sostituzione delle materie prime entro il 2020. Il SIP delinea azioni dettagliate che le parti coinvolte – i paesi dell’UE, le imprese, i ricercatori e le ONG – possono intraprendere per promuovere l’innovazione tecnologica e non tecnologica nella catena del valore delle materie prime, sia a livello europeo sia nello scenario internazionale.
Il novero delle azioni possibili comprende una vasta gamma di iniziative, quali nuove concezioni e tecnologie per un’esplorazione efficiente in termini di costi, un miglioramento del recupero e del riciclaggio dei rifiuti da demolizione e l’individuazione di alternative per le materie prime essenziali. In ogni caso l’obiettivo generale del PEI sulle materie prime è ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime, migliorando le condizioni di approvvigionamento dall’Unione e da paesi terzi, garantendo l’efficienza nella produzione e uso delle risorse e fornendo alternative di approvvigionamento.
Con questa iniziativa l’Europa intende porsi all’avanguardia nei settori delle materie prime, mitigando nel contempo l’impatto negativo, ambientale e sociale, dovuto al loro consumo crescente.
A tale scopo il PEI potrà svolgere quindi un ruolo essenziale anche per favorire un’accelerata transizione a un economia circolare, innanzitutto fornendo indicazioni utili su come promuovere il riciclaggio e il riutilizzo di materiali più scarsi o preziosi.
Per questo tra gli obiettivi concreti del SIP è previsto il varo di una decina di progetti pilota finalizzati a promuovere le tecnologie per la produzione di materie, primarie e secondarie, a identificare alternative per almeno tre applicazioni di materiali essenziali e scarsi, nonché a creare  migliori condizioni quadro per la produzione e impiego delle materie prime in Europa.
Il SIP prevede inoltre azioni volte a migliorare il  quadro regolatorio generale e per l’eccellenza nella gestione dei rifiuti e per l’efficienza energetica, nonché a rafforzare le conoscenze, le capacità e i flussi di materiali  nell’Unione, tramite lo sviluppo di una base europea di conoscenze sulle materie prime ed anche attraverso la potenziale creazione di una comunità della conoscenza e dell’innovazione (CCI) nell’ambito dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologie (EIT).
In tale contesto un enfasi particolare sarà riservata allo sviluppo di nuove concezioni e tecnologie per un’esplorazione efficiente in termini di costi, capace di fornire dati e informazioni di elevata qualità.
Tra essi geodati in tre dimensioni in alta definizione a profondità comprese tra i 150 e i 4.000 metri, soluzioni per migliorare il recupero ed il riciclaggio dei rifiuti di costruzione e demolizione, in particolare nei settori con maggior potenziale, come lo smantellamento dei residui dalla demolizione di edifici non residenziali, informazioni sulla sostituibilità di materiali preziosi come per esempio l’indio negli strati conduttori trasparenti impiegati nei dispositivi tattili nell’elettronica flessibile, nella tecnologia per l’energia solare e nell’illuminazione OLED, nella tecnologia a diodi elettroluminescenti organici impiegata per fabbricare schermi digitali per dispositivi quali schermi televisivi, monitor per computer, dispositivi portatili come i telefoni cellulari, le console portatili per videogiochi e i palmari.

Pierangelo Andreini

Settembre 2014