L’Energy & Efficiency Report e l’efficienza energetica nella pubblica amministrazione

02bL’Energy & Efficiency Report elaborato dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano stima grandi potenzialità per la Pubblica Amministrazione in ambito di efficienza energetica, anche se ci sono ancora molte cose da fare.

Lo studio si è focalizzato sulla Pa locale, ossia gli oltre 2.500 Comuni italiani aderenti al Patto dei sindaci, scoprendo l’esistenza di un potenziale di efficientamento di tutto rispetto: adottando le migliori soluzioni e tecnologie disponibili (chiusure vetrate, superfici opache, pompe di calore, ecc), si otterrebbe un giro d’affari teorico stimato in circa un miliardo di euro l’anno da qui al 2020, con un risparmio energetico di circa 0,8 TWh elettrici e 1,5 TWh termici.
Più ridotto è, ovviamente, il potenziale atteso, tenendo conto cioè della sostenibilità economica degli investimenti: si tratta di circa 400 milioni di euro l’anno da qui al 2020, che varrebbero comunque circa un ventesimo dell’intero mercato nazionale dell’efficienza. Inoltre, il dato rappresenterebbe un deciso passo avanti rispetto al passato: negli ultimi 10 anni, secondo il Politecnico, sono stati spesi complessivamente dalla Pa appena 250 milioni di euro, soprattutto per cogenerazione e illuminazione ad alta efficienza. Non mancano, però, una serie di barriere e ostacoli al concreto sviluppo di questo mercato: innanzitutto, esiste una barriera “conoscitiva”, legata cioè alla ridotta consapevolezza da parte della Pa dell’importanza della razionalizzazione e della gestione dei consumi energetici. La soluzione, secondo il report, è quella di creare all’interno delle Pa locali un “responsabile dell’energia” che si occupi della risoluzione di tutti questi problemi. Occorrerebbe, cioè, far applicare quanto già previsto dalla legge 10/91, che prevede l’obbligo di nomina di un energy manager per la Pa con consumi superiori ai 1.000 Tep. Una norma che, ancora oggi, è disattesa dal 20% delle amministrazioni obbligate.

La seconda e forse più complicata barriera è quella finanziaria, ossia l’incapacità di reperire risorse e finanziamenti per la realizzazione degli interventi. Il patto di stabilità, in particolare, impedisce spesso ai Comuni di sfruttare adeguatamente i fondi disponibili internamente (ben 13 miliardi di euro). Per superare questo ostacolo lo studio suggerisce la possibilità di accollare il costo dell’intervento a soggetti esterni (istituti di credito o Esco), magari con l’attivazione di Fondi di garanzia statali ad hoc per l’efficienza energetica. Un’altra strada potrebbe essere quella di far ricorso a finanziamenti pubblici, i cui iter burocratici – attualmente troppo tortuosi – andrebbero però semplificati. Infine, c’è un problema di natura “realizzativa”, ossia la difficoltà da parte della Pa a coinvolgere i soggetti necessari per l’implementazione dei progetti, ossia fornitori di servizi e soluzioni per l’efficienza energetica (Esco) e i finanziatori. In questo caso, c’è innanzitutto la necessità di definire esattamente il perimetro e le finalità dell’intervento in efficienza energetica. Inoltre, andrebbero stipulati contratti di gestione energetica “complessiva”, così da remunerare il soggetto appaltante sia con la fornitura della commodity energia che con i risparmi conseguiti attraverso l’efficienza. Al di là delle soluzioni tecniche, perché la Pubblica amministrazione cambi passo in materia di diminuzione dei consumi, sarà soprattutto necessaria una più proficua collaborazione tra il settore pubblico e i diversi attori dell’efficienza energetica.

Energy Efficiency Report 2013

Fonte: energia24club.it