Innovazione, export e collaborazione: l’effetto filiera fa bene alle imprese

Il 41% delle imprese che opera in maniera integrata all’interno di filiere prevede di recuperare i livelli produttivi pre-COVID già entro il 2021, quota che sale al 45% per le imprese in filiera che hanno investito nelle tecnologie 4.0.

È quanto emerge da un’analisi realizzata dal Centro Studi Tagliacarne sui dati di Unioncamere/InfoCamere relativi a 17 filiere individuate dal Ministero dello sviluppo economico. Si tratta di oltre 3,8 milioni di imprese attive – il 75% del sistema imprenditoriale italiano-, con 12 milioni di addetti e un fatturato di 2.500 miliardi di euro (78,9% del totale in industria e servizi).

Dallo studio emerge che, nel nostro Paese, oltre 3 imprese su 4 operano all’interno di filiere (alcune di territorio e altre più internazionali). Queste imprese sono più innovative, più aperte ai mercati stranieri e più ottimiste sul futuro, rispetto alla realtà che lavorano in maniera isolata.

Per molte, infatti, il rapporto tra le imprese non si esaurisce nel contratto di fornitura ma si arricchisce con fattori qualitativi, servizi, supporti finanziari, percorsi di certificazione, spesso indotti dalle aziende capo-filiere, normalmente medie o grandi – commenta Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere che aggiunge: “si tratta di fattori e supporti importanti per migliaia di piccole aziende che dovranno affrontare il rapido percorso della doppia transizione, digitale e ambientale”.

Innovazione e export sono tra le leve strategiche su cui puntano per stare sul mercato.

Il 62% delle imprese che lavorano insieme ha fatto investimenti per innovare (contro il 38% delle altre). E, per competere, investono soprattutto sull’innovazione di prodotto (il 46% contro il 25%) e di processo (il 39% contro il 24%). Anche tra le imprese che adottano tecnologie 4.0 pesa l’effetto filiera: il 74% delle imprese che collaborano tra loro ha investito in almeno una forma di innovazione  – tra quelle di prodotto, processo, organizzativa, marketing – contro il 67% di quelle non filiera.

I benefici del lavorare in filiera si fanno sentire anche sulla maggiore apertura ai mercati stranieri, in particolare per quelle imprese che adottano le tecnologie abilitanti. Il 22% delle aziende esporta; mentre il 30% del fatturato delle filiere 4.0 è alimentato dalle vendite estere, contro il 24% di quello delle altre imprese digitalizzate non in filiera. Non solo, le prime esportano anche mediamente in più mercati rispetto alle seconde (24 contro 19). Non a caso nel PNRR si riserva attenzione al tema delle filiere leggendolo sotto la lente dell’internazionalizzazione proprio sotto l’asse strategico della Transizione digitale.

La collaborazione tra imprese che hanno attività interconnesse lungo tutta la catena del valore – dalla creazione sino alla distribuzione – di un bene o servizio – si rileva, quindi, un importante fattore di competitività per gli imprenditori, soprattutto se abbracciano il digitale avanzato.

[Fonte INNOVATIONPOST.IT]
30 agosto 2021