Il ruolo strategico degli ingegneri per il progresso del paese

Engineering industrial technologyIl 56° Congresso nazionale degli Ordini ha recentemente discusso a Bari, dal 7 al 9 Settembre, un tema di vitale importanza per gli ingegneri e il Paese: “Ingegneria nel futuro dell’Italia. Energia, infrastrutture, innovazione tecnologica”.
Un ambito che gli organizzatori ritengono giustamente primario, nel quale l’impegno, la professionalità e le competenze della Categoria sono essenziali per garantire la sostenibilità. E ciò, sia per la stretta correlazione con le principali sfide ambientali e sociali, a oggi irrisolte, sia perché in tale ambito la progettualità degli ingegneri è emblematicamente connessa con la ricerca e le nuove tecnologie, via obbligata per crescere e generare nuova occupazione. Una riflessione, quella del Congresso, che va oltre l’ormai diffusa retorica dell’innovazione, sempre più vuota e ricorrente nelle dichiarazioni programmatiche, ricetta comune per fronteggiare il declino economico, che raramente entra nel merito dei contenuti. Sovente, infatti, l’analisi si limita agli aspetti generali delle risorse necessarie per promuovere lo sviluppo tecnologico e delle corrispondenti ricadute economiche e sociali, anche se è indubbiamente vero che occorre investire di più e in maniera più intelligente in ricerca e formazione. Questo, in particolare, adeguando maggiormente i sistemi formativi alle esigenze dell’innovazione produttiva, non solo delle nuove generazioni, ma durante tutto l’arco della vita degli operatori, perché si affermi un cambio di mentalità che rispetti l’alleanza tra uomo e natura. Ne ha richiamato la necessità, anche recentemente, il Sommo Pontefice, affermando che: “adottare uno stile di vita rispettoso dell’ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie pulite, che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericolo per l’uomo, devono essere priorità politiche ed economiche”.
E che tali urgenze politiche incombano sempre più gravemente lo dimostrano fatti e dati: dai disastri ambientali, al dissesto idrogeologico e climatico, al crescente uso di risorse. Basti pensare che di queste ultime, in assenza di adeguati interventi, il consumo a livello mondiale è destinato a triplicare da qui al 2050, mentre occorrerebbe ridurlo ad un terzo.
Nonostante ciò e nonostante i lamenti dell’Industria sui prezzi elevati delle materie prime e la scarsezza delle commodity, l’efficienza d’uso dei materiali continua ad essere inadeguata. Per esempio dei metalli rari, come i lantanidi, essenziali per le moderne tecnologie, si riutilizza attualmente solo l’1%, il resto viene “buttato via” al termine del ciclo di vita del prodotto. Ma è inadeguato anche il tasso di riciclaggio di metalli comuni, come ferro, rame, alluminio, piombo e stagno, che varia dal 25% al 75%, con percentuali ancora più basse nelle economie emergenti.
Peraltro, accrescere i tassi di riciclaggio, implementando e perfezionando i sistemi di raccolta e le infrastrutture, può risultare varie volte più efficiente dal punto di vista energetico, specie per i metalli, ed è certamente proficuo per la sostenibilità e per l’economia, anche perché crea un consistente numero di posti di lavoro.
Tralasciando di accennare alle altre ben note questioni che ipotecano il futuro del mondo, tra cui quella dei trasporti, con 1,7-2 miliardi di veicoli a motore, più del doppio degli attuali, stimati per metà secolo, di cui 2/3 nei paesi di nuova industrializzazione, e ritornando al livello nazionale, l’abbandono del nucleare obbliga il Paese a definire diversamente il sua strategia per l’energia: un mix di idrocarburi, carbone pulito e rinnovabili, a cui si aggiunge la stringente necessità di promuovere e incentivare con maggior decisione il risparmio energetico, del quale vi sono notevoli possibilità di miglioramento.
In ogni caso, tutto ciò comporta la diffusa adozione di nuove tecnologie, da cui non si può più prescindere, e tutti, politici, tecnici, imprese e consumatori/utenti sono chiamati a dare il proprio contributo. Tra loro, primariamente gli ingegneri, attori privilegiati dello sviluppo sociale ed economico, di cui sono stati concreti protagonisti. Ad esso, infatti, hanno sin qui assicurato la spinta creativa necessaria per soddisfare le esigenze poste dalla crescita dei consumi, dalla globalizzazione dei mercati e dalla sostenibilità, con l’applicazione di soluzioni sicure, innovative e ambientalmente compatibili.
Proprio per questa ragione, quella dell’ ingegnere è una professione che si va sempre più caricando di responsabilità, anche morali, perché chi progetta ed applica nuove soluzioni tecnologiche deve farsi carico di tutte le loro conseguenze, assicurarne la sostenibilità sotto il triplice profilo: della sicurezza, dell’ambiente, e dell’uso razionale delle risorse, prime fra tutte quelle energetiche. Mai come adesso il sentire comune pare indicare la necessità che si attui uno sforzo collettivo per indirizzare la costruzione di un modello di sviluppo più efficiente, grazie a protagonisti organizzati in reti sistematiche, nutriti di forti motivazioni etiche.
È questo un impegno che consolida ed estende il ruolo degli ingegneri. Essi sono i soli che hanno la possibilità di stimare adeguatamente le conseguenze delle tecnologie che stanno mettendo a punto e hanno il dovere, quindi, ma anche il diritto, di segnalare alle istituzioni e alle imprese gli eventuali problemi che ne possono derivare.
Gli ingegneri hanno svolto costantemente questa funzione e il tema che è stato dibattuto a Bari rafforza ulteriormente l’immagine della Categoria, perché le sia pienamente riconosciuta la competenza nel concorrere ad individuare le regole e il suo ruolo primario nell’ assicurarne il costruttivo rispetto, per contribuire alla crescita di efficienza e competitività del nostro sistema economico.

Pierangelo Andreini

Settembre 2011