Crisi: informazione e qualità per accrescere la fiducia e riprendere lo sviluppo 

quality control management total solution production manufactoringL’informazione scientifica e tecnica è stata da sempre un fattore essenziale dello sviluppo economico e la sua codificazione, espressa dalla normazione volontaria e dalla connessa attestazione delle caratteristiche di prodotti, processi e servizi è un asset determinante per crescere e competere in un mercato globale.
Ora, tuttavia, questo ruolo cruciale e il progresso stesso delle conoscenze appaiono seriamente sfavoriti dalla gravissima congiuntura che sta attraversando il mondo occidentale. È una crisi generale che investe, paradossalmente, i paesi più ricchi, non solo finanziaria ed economica, ma anche sociale e ambientale e, quindi, politica.
Lo scenario allestito in Europa dalla più colossale congiuntura dal dopoguerra ad oggi minaccia di impoverire direttamente il sapere e, al momento, il nostro Paese può solo sperare di uscirne senza gravi e irreversibili conseguenze, conservando la capacità di ripartire su un nuovo cammino di crescita, con il coraggio di confrontare le proprie idee senza condizionamenti, rispettando il valore delle regole, da aggiornare e semplificare, vivendole non come ostacoli da evitare, ma come garanzie comuni.
Tuttavia, stabilire con quali strumenti assicurare l’Italia dal rischio di una recessione epocale e porre le premesse per la ripresa del suo sviluppo, non solo economico, ma anche sostenibile e sociale, è un compito arduo e difficile, sia per l’enorme debito pubblico, sia per lo sfavorevole contesto rappresentato dall’unione perversa di lentezze decisionali, eccessiva burocrazia e degrado di parte del tessuto economico e produttivo. A ciò si aggiunga, più in generale, che la finanza ha conquistato ormai da tempo il primato sull’economia, indebolendo gli investimenti nella formazione, nella ricerca e nella sostenibilità, a danno delle nuove generazioni.
Occorre risalire la china, ricostituendo il valore della consapevolezza necessaria per uscire dal calcolo miope del breve periodo e comprendere l’inderogabile esigenza di investire nel sapere e in una crescita che sia sostenibile, con un linguaggio duro ed onesto che aiuti a rinnovare il capitale di fiducia e credibilità. Questo per evitare il pericolo di una minor tendenza a progettare il futuro e di un ulteriore recesso competitivo che la congiuntura può determinare, distraendo le risorse dagli investimenti necessari. Certamente, appare al momento assai difficile che il Paese riesca a impegnare in R&S il miliardo di euro annui richiesti per raggiungere al 2020 il programmato obiettivo dell’ 1,5% del PIL, rimanendo in ogni caso ben al disotto del 2% di Regno Unito e Francia e del 2,3% della Germania.
Ma per competere in un’economia basata sulla conoscenza deve essere ben chiaro che si devono produrre idee e innovazione, farle circolare e dimostrarne l’efficacia, adottando forme di governance intelligenti, capaci di attualizzare le istituzioni e gli strumenti dell’economia di mercato. E, tra loro, primariamente la conformità a standard tecnici consensuali, tra cui le varie forme di certificazione della qualità, vettori fondamentali per la sostenibilità dello sviluppo e chiavi per la trasparenza e la competitività. Ciò perché esse sono la via maestra per promuovere l’arricchimento e la partecipazione attiva di operatori ed esperti e per supportare una migliore comprensione della catena delle responsabilità e ricavarne più efficacia. Le norme e le certificazioni svolgono, infatti, il ruolo fondamentale di aggregare il consenso degli stakeholder per codificare metodologie, verifiche e comportamenti in un linguaggio tecnico comune con cui conciliare le diverse politiche con la logica dei libero mercato e ottimizzare il ritorno degli investimenti sul piano economico, ambientale e sociale.
Ovviamente, data la criticità della situazione, non è immaginabile uscirne, solo e semplicemente, con l’applicazione di tecnologie innovative e con la conformità agli standard. Occorre una nuova organizzazione della crescita e un ripensamento generale dell’economia e della finanza, i cui fattori di fondo: risorse, infrastrutture e tecnologie, devono essere diversamente considerati e gestiti, perché da essi dipendono la sicurezza, l’efficienza e la difesa dell’ambiente, in altre parole la qualità della vita di questa e delle prossime generazioni. In un pianeta nel quale le risorse sono finite e che ha superato i sette miliardi di abitanti, che potranno essere nove a metà secolo, non è immaginabile, infatti, né tanto meno sostenibile, uno sviluppo basato, come ora, su un utilizzo crescente di energia e materie prime. L’innovazione, quindi, adeguatamente validata e diffusa, rimane in ogni caso una leva essenziale da azionare, privilegiando l’allocazione delle risorse indispensabili per la generazione di questo fondamentale fattore produttivo. Pertanto, le imprese e gli altri stakeholder devono riconoscere l’innovazione come processo centrale delle attività economiche, riprogettando con continuità i fattori produttivi, per mantenere e accrescere la loro competitività e quella del sistema Paese.
Ma ciò comporta anche un costante adeguamento dei servizi resi dagli organismi di certificazione, che devono approcciare modelli d’impresa innovativi per attestare l’efficacia di nuove modalità produttive e la conseguente efficacia dell’allocazione degli investimenti sui progetti di innovazione.
È un compito difficile, perché le imprese per rilanciare la loro competitività devono effettuare interventi che ne accrescano l’efficienza produttiva, attraverso il risparmio di risorse, primariamente energia e materiali, e attraverso la riduzione dei rischi imprenditoriali, con l’auspicabile conseguenza di un ulteriore accelerazione del già veloce processo di trasformazione in atto, che rende difficile seguirne l’evoluzione. Ed è anche un compito di grande responsabilità, perché con i loro servizi gli organismi di certificazione forniscono gli strumenti per indirizzare il progresso verso il cambiamento nella giusta direzione.
E’ questo il tema di fondo che impegna, attualmente, il dibattito all’interno dell’associazione, per individuare tali indirizzi, secondo le esperienze specifiche dei soci e delle aziende certificate dalla partecipata ICIM Spa, sulla base dei modelli innovativi sin qui adottati, specie nelle aree cruciali dell’energia, dell’ambiente e del territorio. Il loro approfondimento ed analisi è argomento prioritario nel quadro del programma di diffusione della cultura della qualità che l’associazione si propone di sviluppare per il prossimo anno.

Pierangelo Andreini

Novembre 2011