Attese e promesse dell’efficienza energetica degli edifici

2010-09_editorialeIntervista al Presidente AssoICIM prof. Pierangelo Andreini

La normativa, regolamentare e tecnica, che attua in Italia la direttiva 2002/91 CE sull’efficienza energetica degli edifici, sta innovando profondamente le modalità costruttive degli edifici e dei connessi impianti di climatizzazione. In particolare, l’introduzione della certificazione energetica sta determinando nuove condizioni di mercato e ha posto le premesse affinché il progettista e il costruttore rispondano ai requisiti di legge con un approccio integrato nella progettazione, superando la dicotomia tra edificio progettato in relazione ad aspetti puramente estetici o funzionali e impianto dimensionato senza tener conto dei possibili contributi naturali o “gratuiti” di energia, che possono provenire dall’interno e dall’esterno dell’edificio, ivi comprese le fonti rinnovabili.
In occasione dell’uscita del libro “Climatizzazione degli Edifici” si riporta qui un’intervista a Pierangelo Andreini, Presidente AssoICIM, ordinario di fisica tecnica nel Politecnico di Milano, autore del manuale pubblicato con Hoepli insieme a Franco Soma, presidente di Edilclima s.r.l. L’intervista è pubblicata su “IL GIORNALE DELL’INGEGNERE” del 1 Ottobre 2010.
Nell’intervista l’autore affronta il tema del risparmio energetico nell’edilizia e dell’esigenza di una vasta azione di comunicazione per informare correttamente tutti i soggetti interessati dall’applicazione della normativa sulle tecnologie che aumentano la funzionalità e il risparmio energetico con l’impiego di componenti e materiali innovativi, che stanno dando un grande impulso al contenimento dei consumi nel settore civile.

D. Nel giugno scorso la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ha pubblicato una nuova direttiva, 2010/31/UE, sulla prestazione energetica nell’edilizia, che aggiorna e sostituisce la precedente 2002/91/UE e dovrà essere recepita dai Paesi membri in maniera graduale a partire dal luglio 2012. Tra le misure introdotte, particolarmente significativo è l’obbligo per i Paesi Membri di provvedere affinché entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano “edifici a energia quasi zero”, cioè ad altissima prestazione energetica, in cui il fabbisogno energetico molto basso sia coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa quella prodotta in loco o nelle vicinanze. Come valuta l’emissione di questo nuovo provvedimento, a breve distanza dal precedente. È una fuga in avanti o una misura lungimirante e necessaria?
R. Negli ultimi anni l’edilizia europea ha registrato continui miglioramenti sotto il profilo delle prestazioni energetiche, specie in alcuni paesi, ma è un comparto che tuttora offre margini di intervento molto elevati a favore di una maggiore efficienza energetica, tanto più se si considera che nell’arco della vita utile gli edifici consumano complessivamente per il loro esercizio (fabbisogni termici ed elettrici) una quantità di energia notevolmente superiore, mediamente di almeno un ordine di grandezza, di quella necessaria per la loro costruzione (energia per la produzione di materiali e componenti, energia consumata per l’ assemblaggio e gli altri consumi legati all’ attività edilizia). Di quest’ultima la quota riferibile ai componenti che hanno un impatto diretto sulla riduzione del fabbisogno energetico annuo degli edifici (materiali isolanti, generatori ad alto rendimento, impianti per lo sfruttamento delle energie rinnovabili, apparecchiature di regolazione e controllo, ecc.) è relativamente marginale e tale da assicurare ampiamente l’opportunità di adottare politiche di risparmio sempre più rigorose, anche in termini di rapporto costi-benefici.
L’impegno della politica comunitaria per migliorare progressivamente l’ efficienza energetica nella climatizzazione invernale ed estiva dell’intero parco edilizio è, quindi, un’ azione prioritaria, anche perché significa incidere, con ritorni immediati, su un settore importante, quello civile, che in Europa assorbe i due quinti circa del fabbisogno energetico complessivo. E questi ingenti consumi possono ridursi considerevolmente, unitamente alla connesse emissioni di CO2, specie operando sugli edifici esistenti con interventi di risanamento dell’ involucro edilizio e di ammodernamento degli impianti.

D. Il piano straordinario per l’efficienza energetica, richiesto dalla legge sviluppo (L.99/2009), prevedere la promozione di nuova edilizia con consumi ridotti e la riqualificazione energetica del parco edilizio esistente. È la conferma di una convinta adesione del Paese alla politica europea e un ulteriore passo per consolidare il processo di ammodernamento energetico delle costruzioni, riavviato in Italia nel 2005 con il Dlgs 192 di recepimento della Direttiva 2002/91?.
R. In effetti è appropriato il termine “riavviato”, considerati i modesti risultati sin qui perseguiti e il percorso non proprio lineare della politica nazionale per il contenimento dei consumi energetici, adottata con la omonima legge 373 del 1976, poi con la legge 308/82 e ripreso dalla legge 10/91. Un quadro legislativo di prim’ordine e di avanguardia, come si vede, più volte aggiornato, anche se sulla scia degli shock petroliferi che si sono susseguiti, ma fortemente penalizzato, e in taluni casi reso inefficace, dalla ritardata o mancata adozione, nei tempi previsti, di numerosi regolamenti attuativi, a livello nazionale e locale. Basti pensare all’art. 30 della legge 10/91 che vent’anni fa circa già prevedeva l’obbligo della certificazione energetica degli edifici, secondo le norme di un DPR che da emanarsi entro novanta giorni dopo l’uscita della legge. Ancora oggi, per vari aspetti, il quadro non è completo, oltre che in continua evoluzione. Adesso, però, molta strada è stata fatta, anche sulla spinta della politica europea, e in ogni caso il ruolo dell’Esecutivo nell’introdurre e far applicare regolamenti e standard per il contenimento dei consumi nella climatizzazione degli ambienti è stato ed è senza dubbio fondamentale. Tuttavia, ai più recenti sviluppi legislativi, dai quali potrebbero ora sortire risultati soddisfacenti, deve affiancarsi la creazione di “Good-Practices”, ossia la realizzazione e la diffusione di esempi che possano incentivare altre iniziative e generare un effetto moltiplicatore nell’ adozione delle migliori tecnologie disponibili di risparmio e sfruttamento delle fonti gratuite o rinnovabili di energia.
A tale scopo la diagnosi e la certificazione energetica degli edifici, specificatamente richiamata dall’ultima direttiva, la 2010/31/UE, è una leva molto efficace da azionare, perché crea nuove condizioni nel mercato immobiliare. Essa, infatti, pone le premesse affinché il progettista e il costruttore rispondano ai requisiti di legge con un approccio integrato nella progettazione, effettuando l’analisi delle opzioni o degli interventi possibili, classificati in termini di costi, risparmi attesi e tempi di recupero del’investimento. A questo fine è necessario che si intensifichi lo scambio di conoscenze tra comunità scientifica, professionale e produttiva, arrivando a interessare gli stessi fruitori del comfort abitativo che ne sostengono la spesa. E ciò radicando il valore del risparmio energetico nel complessivo sistema dei valori del comparto edilizio, per agire sui meccanismi di finanziamento, che costituiscono il vero fulcro del processo di decision-making, e favorire un’intesa tra committenti, imprese e professionisti, che trasformi il rispetto delle norme in opportunità di crescita. È essenziale, quindi, un maggiore impegno dei tecnici per illustrare le caratteristiche delle tecnologie impiantistiche più efficienti, che aumentino la funzionalità e il risparmio energetico nel riscaldamento ambientale, con ciò promuovendo l’impiego di componenti e materiali innovativi e un più ampio ricorso all’informatica e alla sensoristica, che stanno dando un grande impulso al contenimento dei consumi del settore civile, attraverso corrette forme di comunicazione.

D. Intende dire che per il successo della politica di efficienza energetica nel settore civile occorre attuare una massiccia campagna informativa finalizzata a coinvolgere e sensibilizzare tutti i soggetti interessati dall’applicazione della normativa?
R. Certamente. Occorre potenziare il ruolo dell’informazione, per arrivare a sensibilizzare tutti i diversi attori della filiera del mercato delle costruzioni, sino ai fruitori finali dell’edificio, che possono e devono sentirsi elemento centrale del processo. A questo scopo è necessario che l’Esecutivo e gli stakeholder adottino articolati e capillari piani di comunicazione che raggiungano efficacemente anche questi ultimi, per coinvolgerli pienamente e consapevolmente nelle politiche degli acquisti e degli investimenti. In particolare occorre una vasta opera di sensibilizzazione sulle valenze del certificato energetico dell’edificio e di valorizzazione delle informazioni ivi riportate, ad esempio traducendo gli indicatori energetici di sintesi in extra costi annui di esercizio dell’unità immobiliare rispetto al miglior standard di riferimento. Ovviamente, lo sforzo comunicativo deve farsi primariamente carico di assicurare, nel contempo, una forte crescita delle conoscenze tecniche e delle capacità professionali degli operatori del settore edilizio, ai vari livelli, progettisti, costruttori, installatori, certificatori energetici, produttori e venditori di componenti innovativi, ecc.
È questo l’obiettivo di fondo che si propone il manuale “Climatizzazione degli edifici”, ora uscito per i tipi Hoepli, a seguito dell’entrata in vigore dell’ultima regolamentazione nazionale sull’efficienza energetica delle costruzioni. Al tal fine, nei 21 capitoli nei quali è articolato, il volume tratta gli aspetti tecnici e normativi della climatizzazione invernale nel loro intero complesso e analizza, nello specifico, i nuovi vincoli introdotti dalle recenti disposizioni. Ciò per ricavarne tutti i possibili orientamenti, ai fini di una corretta progettazione e messa in opera del sistema edificio impianto, e i corrispondenti vantaggi, nel miglioramento delle prestazioni energetiche e di comfort degli ambienti di vita, che rispettando valori ottimali del rapporto costi-efficacia salvaguardino nell’insieme l’interesse dei committenti e della crescita competitiva dell’intero sistema delle imprese.

Settembre 2010