Blockchain: la catena che manterrà lo sviluppo nel solco della sostenibilità

Prosegue il cammino da impresa 4.0 a società 5.0, nonostante il riemergere di egoismi nazionali che ne ostacolano il percorso.
Una società automatizzata, robotizzata e connessa, dove l’uomo, libero dal lavoro rutinario, può aumentare il suo sapere e percepire la necessità di farsi carico della sostenibilità dello sviluppo, in tutte le sue valenze, ambientale, economica, sociale, delle istituzioni.
Un mondo in cui sarà possibile automatizzare quasi tutte le attività produttive, ma dove le grandi innovazioni che caratterizzano il nuovo corso, tra cui l’economia dei dati e l’intelligenza artificiale, che vi attinge, fa previsioni e prende decisioni con i suoi algoritmi, sono un’incognita per il progresso, perché sono i fattori che generano la crescita, ma che pure la condizionano e la indirizzano.
Di qui il rischio di una deriva che pregiudichi i livelli raggiunti di prosperità e convivenza civile, che si può tuttavia evitare, facendo leva sulla stessa spinta che muove il sistema economico.
Quella della competizione in un mercato che premi competenza, trasparenza e fiducia e, con esse, il valore etico della responsabilità del produrre. Un mercato dove l’interconnessione e l’intreccio tra saperi e attori diversi, che abilita la rete, incrementa le sinergie e accelera l’espansione tecnologica, ma che sta determinando anche una discontinuità nella curva dello sviluppo, che risulta sempre più divaricata.
In quanto la nuova crescita avvantaggia i molti assai meno dei pochi, quelli che trattengono a loro esclusivo vantaggio il sapere tecnico che producono, visto che il web non è per ora uno strumento di pari opportunità.
Dal modo con cui il digitale sta supportando gli avanzamenti nei vari settori, sembra però che lo sviluppo abbia in sé gli anticorpi per correggere la rotta e attuare una politica al servizio di tutti, capace di ridurre gli squilibri e di produrre miglioramenti, sia economici che civili. E questo senza imporre a economia e finanza improbabili diversi paradigmi o regole, comunque difficili da introdurre, ma continuando a far leva sull’incremento del valore aggiunto che ricercano le imprese per aumentare ulteriormente produttività ed efficienza.
Ovvero, sul processo di allineamento della nuova industria connessa ai trend evolutivi del mercato, così da accrescere l’efficacia strategica e migliorare la pianificazione delle attività produttive, in tal modo riducendo anche i costi. In primis, come detto, attraverso l’analisi dei dati.
Un’attività favorita dall’aumento esponenziale del traffico di notizie a livello globale, che ha l’effetto di rafforzare la relazione con il cliente prima, durante e dopo la vendita e, con essa, l’efficacia, l’efficienza e la qualità delle funzioni di impresa, attraverso il cognitive computing, la robotica avanzata, ecc.
Un’operazione che consente di condividere informazioni tra imprese e con il mercato sulle rispettive produzioni per velocizzare e ottimizzare reciprocamente strutture e manodopera, ove la flessibilità aziendale non lo consenta, ed altro. 

Quel mattone che costruisce la società 5.0
Da quanto detto si capisce l’importanza strategica dell’informazione in chiave collaborativa, in particolare quella che reca il dialogo uomo-macchina, distribuita e mirata alla personalizzazione dei manufatti e del servizio, che è uno dei principali fattori che alimentano la transizione in corso.
È la nuova faccia dell’inesauribile risorsa del sapere, che l’uomo genera continuamente e lo accompagna dai primordi, per sfruttare la quale l’economia della conoscenza si sta lasciando alle spalle la quarta rivoluzione industriale e avanza verso Industria 5.0.
Una nuova condizione, dove la completa integrazione tra uomo e tecnologia, la piena sinergia tra mondo fisico e virtuale e dosi crescenti di intelligenza artificiale producono processi di auto apprendimento che hanno forti ricadute sulla produttività del lavoro, così come sull’intera collettività.
Questo perché, oltre ad assorbire le innovazioni di Industria 4.0, estese ai servizi con Impresa 4.0, l’informazione porta con sé e diffonde i dati che servono, non solo per incrementare l’efficienza, ma anche per comprendere i problemi sociali e aiutare a risolverli. Una completa integrazione significa, infatti, che la connessione collega tutto, industrie produttive, imprese di servizi, organizzazioni pubbliche, apparati, consumatori e utenti, oltre i confini, territoriali, di mansione, di generazione, alla ricerca di un continuo miglioramento dei valori che travalicano quello aggiunto, arrivando a interessare quelli sociali.
Significa che l’uomo è immerso in un tessuto produttivo e di servizi che lo istruisce e gli offre possibilità consapevoli di scelta, dove la tecnologia è al suo servizio e non viceversa.
Significa che l’intera società diventa 5.0.
Una società intelligente che persegue la crescita dell’intelligenza per rendere responsabile e sostenibile lo sviluppo nel medio e nel lungo termine con un’informazione che deve essere verificabile e certa e, quindi, tracciabile, trasparente, affidabile, non manipolabile, non centralizzata, ma aperta a tutti, dunque democratica. Dove la diffusione, involontaria o ad arte, di informazioni tendenziose o false, quali le fake news, che ha fatto emergere nuove figure professionali come gli influencer, sia impedita, garantendo la qualità del mercato dei dati e la sterilizzazione degli abusi.
Un traguardo che appare lontano, ma che le crescenti potenzialità del digitale e la corrispondente evoluzione del web potrebbero rendere ora più vicino. Perché, in prospettiva, le indicazioni prodotte dall’IoT (Internet of Things), che nel 2025 arriverà a servirsi di 75 miliardi di oggetti connessi in rete, non saranno gestite, solo e sempre di più, da data center posti nel cloud, dove i sistemi di intelligenza artificiale sono attivi 24 ore al giorno e determinano, tra l’altro, una grande dissipazione di risorse computazionali e, quindi, di energia. Di fatto, il progresso delle tecnologie digitali è tale che sensori e componenti, sempre più intelligenti e affidabili, consentono adesso che una parte del processo di elaborazione delle indicazioni venga svolto direttamente nei nodi delle reti di questi oggetti, con l’effetto di generare lo spostamento del flusso dei dati verso un sistema decentralizzato e invertendo l’attuale tendenza.
Ciò, mantenendo comunque un livello di analisi nel cloud, che può così continuare ad evolvere, aggiornando il sistema locale e assicurando alla rete prestazioni costantemente avanzate. E con l’ulteriore vantaggio di rendere i sistemi più resistenti all’hackeraggio e di incrementare così la cyber security. 

Un nuovo strumento che allinea gli obiettivi
In tale contesto, che va determinandosi, come detto, sulla spinta della ricerca di valori crescenti di produttività ed efficienza da parte del sistema economico, si sta diffondendo uno strumento, concepito per soddisfare in modo nuovo differenziate esigenze del mondo della finanza e della produzione, che ha il formidabile effetto collaterale di far collimare obiettivi imprenditoriali e sociali e ha, quindi, la potenzialità di mantenere lo sviluppo nel solco della sostenibilità e del progresso civile.
È la distributed ledger technology, più nota come blockchain o catena di blocchi. Una nuova forma di registrazione delle informazioni, decentrata nei nodi di una rete costituenti, appunto, una catena di blocchi, i quali contengono transazioni i cui dati si possono modificare solo previo consenso di una maggioranza e quindi in assenza di un ente centrale.
Un’autentica rivoluzione, se si pensa che i dati relativi ai trasferimenti di beni e altre transazioni sono stati sin qui annotati esclusivamente da enti preposti, pubblici o privati, e dalle imprese in appositi registri, tenuti a livello centrale. Per esempio per impedire la possibilità di trarre illeciti profitti da uno stesso bene, magari vendendolo due volte.
Un modus operandi che da tempo immemore, da quando si è sviluppata la scrittura, ha accompagnato il progresso per attuare accordi e regole di convivenza civile. Ma, in tal modo, quando una transazione coinvolge una rete di soggetti è necessario che i registri dei partecipanti vengano allineati, così che tutti annotino la stessa informazione.
Attualmente, l’operazione di allineamento avviene su richiesta di intermediari autorizzati, come lo sono i notai, ed è pertanto asincrona. Comporta, quindi, tempi e costi significativi e la possibilità che l’allineamento informativo tra le parti non sia completo.
Dunque, il processo, come viene al momento attuato, presenta oneri e rischi che lo rendono assai poco efficiente nell’odierna era della complessità, la quale ne sta amplificando gli svantaggi. Per eliminarli la blockchain interviene drasticamente sulla base stessa del meccanismo, ricorrendo all’altra componente che segna il nuovo corso, la digitalizzazione e il web.
Come? Annotando in forma digitale i dati di una certa transazione, che si è concordata e si vuole formalizzare, si pensi a una compravendita, con tutte le informazioni relative, in questo caso all’acquisto, prezzo, disponibilità economica dei soggetti, caratteristiche del prodotto, ecc., in un blocco relativo a questa transazione, che viene inserito nella rete perché venga verificato e validato dagli altri membri della Blockchain, secondo criteri prestabiliti e accettati da tutti gli utenti.
Questi criteri operano in modo automatico attraverso algoritmi matematici in forza dei quali il sistema privilegia le decisioni della maggior parte degli utenti e impedisce lo sfruttamento improprio da parte di singoli attori, anche qualora rappresentino realtà economicamente dominanti. Una volta che il blocco viene verificato, e le informazioni al suo interno sono ritenute corrette, la transazione diventa effettiva.
Tra i blocchi della catena possono avvenire transazioni di dati di qualsiasi natura, ma prima di essere attuate con successo tutte le transazioni devono ricevere sempre il via libera dalla rete, per essere quindi registrate su ogni blocco, che diventa di fatto un archivio per tutte le transazioni eseguite nella specifica rete.
In tal modo è possibile gestire un enorme database distribuito, disponibile su ogni blocco, dove la stessa informazione non può essere modificata, senza che tutti gli utenti ne vengano informati.

La forza della catena
La grande forza della Blockchain è, quindi, la possibilità di garantire la veridicità e l’immutabilità dei dati, la cui storia è certificata dall’annotazione completa, accessibile e decentrata di ogni singola operazione, senza la necessità di registri tenuti da autorità centrali, con i relativi oneri.
E ciò con una maggior sicurezza, dato che le informazioni sono presenti in ogni blocco della catena, non sono modificabili né cancellabili, perché ogni operazione pone in essere un sistema di controllo rapido e sicuro e, inoltre, nel caso che uno dei blocchi venga attaccato o si danneggi, tutti gli altri nodi continuano comunque a essere attivi e operativi.
Date queste caratteristiche ben si comprendono le ragioni del successo della tecnologia, che si sta diffondendo con progressione geometrica, travalicando l’impiego più noto nel settore finanziario per la circolazione delle criptovalute, tra cui il bitcoin, per passare ora a quello economico nel suo complesso.
Il suo impiego appare infatti senza limiti e con valenze, come detto, fortemente rivoluzionarie.
Non solo nel comparto industriale, dove è immediato vederne i vantaggi, perché la sua adozione consente di rafforzare l’immagine di qualità lungo l’intero percorso, dalla materia prima al prodotto finale, abilitando il dialogo tra parti diverse della filiera con dati certi, non modificabili, utilizzabili anche in funzione anticontraffazione.
Ma anche nelle filiere agroalimentari, come la foodchain, cui offre la possibilità di tracciare precisamente la storia di ogni prodotto. Pure nei servizi, quelli resi dalla pubblica amministrazione (identità digitale sicura e condivisa, gestione dati sensibili), altri servizi come quello assicurativo, sanitario.
Nella logistica (tracciamenti dei trasporti, dei materiali, per esempio, quelli secondi dell’economia circolare). Nell’IoT, per la sua capacità intrinseca di certificare la provenienza dei dati. E altro ancora.

Solo un nuovo paradigma?
A questo punto mi pare di poter concludere dicendo che, se non provvidenziale, il diffondersi di questa tecnologia sarà quanto meno opportuno e tempestivo. Perché il processo di digitalizzazione dell’economia sta generando quotidianamente una mole sterminata di dati che devono essere gestiti utilmente e rigorosamente. A tal fine integrando il loro contenuto informativo, in termini di nuove conoscenze specializzate, nel patrimonio delle competenze necessarie ad affrontare il cambiamento, così che esso persegua migliori condizioni di benessere e convivenza civile.
In altre parole, così da assicurare allo sviluppo il requisito della sostenibilità, che chiede al sistema produttivo di essere concepito e condotto in modo da essere ambientalmente e socialmente accettabile, utile per la collettività, basato su tecnologie scientificamente rigorose, testato per la sicurezza, capace di rispettare la privacy e aperto ad altri che adottino gli stessi principi.
Ma a questo scopo le informazioni che servono devono essere certe, tracciabili, immodificabili e accessibili a tutti. Una funzione che la nuova tecnologia appare in grado di svolgere con maggiore efficienza rispetto ai sistemi attuali. In quanto garantisce l’oggettività di dati condivisi con un meccanismo che ne assicura nel tempo l’immutabilità e la memorizzazione, decentrati in blocchi e da questi accessibili, validati da algoritmi matematici che selezionano le decisioni della maggior parte degli attori, così impedendo il prevalere di interessi che non siano diffusamente rappresentati e assicurando il valore fondamentale di una fiducia diffusa democraticamente.
Scontata la difficoltà di far propria una tecnologia molto complessa, che indubbiamente vede le imprese ancora impreparate ad applicarla estesamente, si può comunque dire che all’orizzonte si sta delineando un nuovo strumento con cui guidare la transizione e contrastare il rischio di distorsioni della crescita che pregiudichino i risultati raggiunti.
Chissà, forse il paradigma che propone la blockchain non è solo ciò che appare, ma è anche un anticorpo generato per mantenere lo sviluppo nel solco della sostenibilità.

Pierangelo Andreini
Luglio 2018